Terapia Cognitivo-Comportamentale

La Terapia Cognitivo-Comportamentale aiuta la persona ad individuare gli elementi irrazionali che determinano il disagio ed a riconoscerli in anticipo, in modo da disinnescarli prima che il disagio si verifichi. Per arrivare a questo, il terapeuta allena la persona ad auto-osservarsi in maniera mirata, così da riuscire ad identificare i vissuti emotivi e i pensieri che innescano il sintomo. Per riuscire a far questo esistono numerose tecniche,· te ne descrivo alcune:
L’autosservazione. Lo scopo di questa tecnica è aiutare la persona a divenire sempre più consapevole dei meccanismi mentali ed emotivi che scatenano il panico e delle situazioni a cui sono legati, situazioni sia esterne (come luoghi, incontri ecc.) che interne (pensieri specifici, sensazioni).
La scoperta guidata. Con questa tecnica il terapeuta guida il paziente nell’esplorare le situazioni problematiche in seduta, contesto protetto, in modo da andare ad analizzare in dettaglio quello che succede quando vive il disagio, così da intercettare ciò che fa partire il sintomo (come può essere ad es. l’attacco d’ansia o l‘attacco bulimicoo) ed anticiparlo.
Il dialogo socratico. Attraverso il dialogo socratico, il terapeuta aiuta la persona a divenire sempre più consapevole di convinzioni profonde che contribuiscono a mantenere il sintomo, così da metterle in discussione e fare ipotesi alternative che invece restituiscano una visione più ampia e libera di sè e degli altri.

L’empirismo collaborativo. Consiste nella continua condivisione e discussione, sia da parte del terapeuta che della persona, di ciò che si sta facendo e di ciò che sta avvenendo in terapia. In qualsiasi momento la persona può esprimere i suoi dubbi, le sue perplessità  circa ciò che sta avvenendo o fare le sue proposte e richieste.

Le prescrizioni comportamentali. Il terapeuta può identificare dei comportamenti problematici che concorrono a mantenere il sintomo e chiedere al paziente di provare a sperimentare situazioni o comportamenti nuovi, con lo scopo di analizzare poi ciò che va succedendo e di identificare eventuali comportamenti che mantengono il sintomo, così da sostituirli con altri più funzionali.

La costruzione dei C(contesto)E(emozione)P(pensiero)A(azione): riconoscere pensieri ed emozioni. Centrale nella terapia cognitiva è insegnare alla persona a ricostruire gli eventi problematici utilizzando una scheda specifica che gli permetta di diventare sempre pià autonomo nell’identificare quali sono le situazioni più ansiogene, ma soprattutto quali pensieri ed emozioni scattano in queste situazioni. Molto spesso, infatti,l’ansia, ad esempio, copre un’emozione che la persona fa fatica a riconoscere o che non accetta come normale

L’autocaratterizzazione scritta. Consiste nell’invitare la persona a ·parlarci di sè, raccontando ciò che a lui sembra più importante, nella convinzione che il modo più immediato di conoscere i significati dell’altro, sia ascoltare le sue parole. Con questa tecnica lo psicologo deve seguire la persona, cioè provare a capirla lasciandole esprimere i suoi significati, piuttosto che costringendola a rispondere a domande schematiche.

Le griglie di repertorio (Repertory Grids). Sono delle vere e proprie schede o griglie, grazie alle quali la persona, con l’aiuto del terapeuta, riesce a ricostruire i significati che dà  a sè, agli altri e al suo ambiente di riferimento, questo può aiutarlo a mettere a fuoco quali sono le dinamiche che scattano in determinate circostanze che gli creano disagio o ansia per imparare a prevenirle. La persona è libera di esprimere i suoi significati personali rispetto ai suoi elementi, senza vincoli teorici o metodologici pre-esistenti. Dal canto suo il terapeuta, con una modalità  di analisi rigorosa, ricostruire i significati profondi e le loro implicazioni nel disagio attuale.

Le tecniche immaginative. La Psicoterapia Cognitiva permette di utilizzare varie tecniche immaginative che si dimostrano particolarmente utili nell’affrontare direttamente le emozioni spiacevoli (ansia, ostilità , depressione, vergogna, colpa ecc.). La REI (Rational Emotive Imagery), ad esempio, consiste nel far immaginare al paziente in modo vivido e dettagliato un’esperienza attivante realmente accaduta o che egli teme possa accadergli. La scelta della situazione, che può essere più o meno temuta, viene sempre concordata preventivamente con il paziente.

E” importate restare in contatto con l’emozione evocata, non sfuggirla, bensì di riconoscerla e sopportarla per almeno un breve periodo di tempo. Dopodichè il paziente viene invitato a modificare volontariamente, a fare del suo meglio per modificare tale emozione. L’esperienza clinica dimostra che si tratta di una trasformazione possibile, sostenuta dalle conoscenze e gli strumenti che il paziente apprende in terapia, e che può essere generalizzata alle situazioni di vita reale.

 

DOMANDE FREQUENTI

Quanto dura?

La durata di una psicoterapia dipende da molti fattori: la disponibilità  del paziente a fare i compiti di auto-osservazione, la frequenza/assenza delle sedute, eventuali resistenze o traumi che possono emergere. La durata media, in genere va da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 2 anni, in media 6 mesi – 1 anno

Quanto costa?

Il costo della terapia viene in genere adeguato alla persona e alle sue possibilità , poichè anche questo aspetto fa parte della terapia stessa, il costo della seduta non deve essere troppo oneroso, ma nemmeno irrisorio, poichè la persona deve impegnarsi nella terapia stessa con i compiti di auto-osservazione e gli esercizi e se il costo è troppo basso il rischio è che non lo faccia per niente, soprattutto quando viene invitata ad osservare aspetti di sè spiacevoli.

Mi spaventa l”idea di diventare dipendente dalla terapia o dal terapeuta

E’ un timore comune e anche comprensibile, figlio di un’idea dello psicologo come di uno stregone che possa a suo piacimento “piegare” la volontà  del paziente. La realtà  è molto diversa: prima di tutto perchè la persona può decidere in qualsiasi momento di interrompere la terapia, ma soprattutto perchè è anche interesse del terapeuta che la terapia si svolga in maniera efficace e veloce, più velocemente possibile, in modo che il paziente/cliente sia soddisfatto.

Ti assicuro che non è mai piacevole per un terapeuta avere una persona 10 anni in terapia! Come dico sempre ai miei pazienti, il vero scopo di ogni terapia dovrebbe essere che il paziente impari a fare a meno del terapeuta e quando ciò avviene in tempi brevi è una soddisfazione enorme ed è il momento in cui io personalmente mi sento ripagata di anni e anni di studio, lavoro, impegno!

In genere propongo un primo colloquio informativo gratuito e senza impegno, poichè credo che prima di decidere se è il caso o meno di iniziare una psicoterapia la persona deve rendersi bene conto di cosa si tratta, e il terapeuta deve valutare se ci sono le condizioni e la motivazione sufficiente .

Per saperne di più o chiedere un colloquio informativo gratuito puoi contattarmi ai seguenti recapiti:

e-mail: dott.annalaprova@gmail.com

cell: 328.12.95.703