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ADHD. Il senso dei colpa dei genitori: buttarlo a mare, grazie!

gennaio 22, 2012 | Category: News | 10 Comments

Mi è capitato spesso, durante i parent training  o le sedute di psicoterapia con famiglie di bambini con ADHD, di toccare con mano il senso di colpa dei genitori.

Molto spesso, il senso di colpa diventa una difficoltà a procedere con le indicazioni e i suggerimenti. In qualche modo c’è sempre un atteggiamento ambivalente di fronte a qualcuno che sta per dirti cosa dovresti o non dovresti fare con tuo figlio e come potrebbe essere diversamente?

In qualche modo il meccanismo psicologico che scatta nella testa dei genitori (e lo so bene anche come mamma, oltre che come terapeuta!)si trasforma in una frase che circola nella loro testa che dice più o meno così:

“Se sono qui ad ascoltare qualcuno darmi suggerimenti su come aiutare mio figlio a migliorare i suoi comportamenti, significa che sinora ho sbagliato tutto e che quindi ciò che succede è colpa mia!”

Chiaramente questo pensiero, di cui i genitori non sono spesso consapevoli, complica molto le cose, perché si rischia di mettersi in un atteggiamento di resistenza  ad andare avanti, senza rendersene conto, perché il timore inconsapevole è di scoprire di aver commesso errori enormi e irreparabili.

Ecco perché in genere il senso di colpa dei genitori è un aspetto di cui mi piace parlare subito, in prima giornata di training o in prima seduta di psicoterapia.  Mi piace informarli subito del fatto che tutto quello che stanno vivendo e ciò che sta succedendo con il proprio figlio NON E’ AFFATTO PER COLPA LORO!

Sono, infatti,  convinta del fatto che qualsiasi genitore faccia tutto cio’ che è in suo potere fare con le informazioni e le risorse che ha a disposizione.

Il punto e’ che le buone intuizioni che ha un genitore a volte non bastano per gestire un bambino che ha difficolta’ comportamentali o problemi d’attenzione, perché in quel caso occorrono strategie ben precise e specifiche e se nessuno non gliele ha mai spiegate, e’ naturale che non le abbia messe in pratica o che forse, pur avendone sentito parlare, non le abbia applicate nel modo giusto!

Ma un concetto su cui mi soffermo molto è questo: scoprire di aver messo in atto comportamenti non adeguati a gestire la situazione

E’ UNA BUONA NOTIZIA! PERCHE’ SE NOI ABBIAMO COMMESSO UN ERRORE, NOI POSSIAMO FARCI QUALCOSA!

In pratica se le cose dipendono da noi, possiamo cambiarle, se dipendono dagli altri o da fattori al di fuori di noi non possiamo farci niente! Allora il suggerimento che do’ e’ di BUTTARE A MARE I SENSI DI COLPA e di rimboccarsi le maniche per cercare di fare al meglio cio’ che c’e’ da fare, anche sapendo che si faranno altri errori, ma fiduciosi del fatto che e’ proprio facendo e sbagliando che si trovano le soluzioni migliori, guidati dalla consapevolezza che

GENITORI PERFETTI NON ESISTONO E SE ESISTESSERO SAREBBERO ANCHE MOLTO NOIOSI! Il nostro obiettivo è di essere genitori con tanta voglia di mettersi in gioco, abbastanza buoni, amorevoli, perfetti mai per carità!

La forza della lode nei bambini con ADHD

gennaio 18, 2012 | Category: News | 2 Comments

Molte delle persone che sono iscritte  alla mia NewsLetter sull’ADHD spesso mi  scrivono chiedendomi come mai tra i suggerimenti che propongo, metto in primo piano l’importanza di puntare sulla lode, ossia su quello che in psicologia chiamiamo Rinforzo positivo e in particolare mi chiedono se e’ proprio importante lodare un bambino che spesso si comporta in modo inadeguato!

La risposta che dò di solito e’ ASSOLUTAMENTE SI! Anzi,  quanto più un bambino mette in atto comportamenti problematici, tanto piu’ bisogna puntare sul fargli capire che e’ possibile anche per lui fare diversamente. Mi spiego meglio. Tutti noi abbiamo un bisogno incredibile di essere RICONOSCIUTI dagli altri, ossia che gli altri ci facciano sentire che esistiamo che abbiamo un’identita’, che siamo qualcuno.

In Psicologia si dice che abbiamo bisogno di CAREZZE POSITIVE. Se le carezze positive non arrivano, cercheremo quelle NEGATIVE, per spiegarla in parole povere e’ talmente importante che gli altri ci facciano sentire che esistiamo che se non ci dicono che siamo bravi, cerchiamo di farci dire almeno che siamo cattivi, piuttosto che non sentirci per niente VISTI o RICONOSCIUTI!

In altre parole, se un bambino o un ragazzo non viene mai gratificato e’ probabile che fara’ qualcosa per attirare l’attenzione almeno in modo negativo. Oltretutto se gli viene continuamente ripetuto “sei sempre tu!/possibile che non stai mai fermo!/possibile che non ci riesci mai!” dentro di lui si confermera’ l’idea che quel modo di essere e’ l’unico modo per lui di stare al mondo e quasi senza rendersene conto, si adeguera’ a questa immagine!

Se invece nel momento in cui lui riesce anche solo per un momento a mettere in atto un comportamento adeguato (ad esempio rimanendo seduto per 5 minuti oppure riuscendo a prepararsi in tempo per la scuola, oppure sistemando una parte delle sue cose, oppure iniziando a preparare la cartella anche solo in parte)  gli viene fatto notare e viene lodato per questo (anche con un sorriso, con un “Molto bene!, con pollice su!), comincera’ a pensare che per lui e’ possibile essere diverso e avra’ voglia di provare nuovamente la gratificazione della lode, quella CAREZZA POSITIVA che ha sperimentato, quindi mettera’ in atto nuovamente il comportamento che gliel’ha procurata!

Le carezze positive funzionano per tutti, bambini, adolescenti e adulti e a differenza di altre modalita’ molto spesso il risultato e’ immediato già dalle prime volte,  ma naturalmente il grande cambiamento lo fa la costanza e la regolarità!

Altra domanda che spesso mi viene posta è “Nonostante lo sgridi e lo punisca, non ottengo nulla, come mai?” .  La punizione, al contrario della lode, ha un effetto molto deleterio, anche se momentaneamente (ma non sempre) può farci ottenere una momentanea interruzione del comportamento problematico. Deleterio perchè, provoca sentimenti di rancore e rabbia che in genere comportano due possibili conseguenze : o il bambino diventa oppositivo (per cui a sua volta “punisce” e fa dispetti) oppure la sua autostima si abbassa al punto che assume atteggiamenti di tipo depressivo. In ogni caso non abbiamo ottenuto ciò che volevamo ma soprattutto abbiamo concorso ad abbassare la sua autostima e questo contribuirà a confermargli l’idea che per lui non è possibile farcela a comportarsi in modo adeguato.

Concludendo, funziona molto di più ed ha effetti molto più positivi, cercare di aumentare i comportamenti positivi, anche se sono appena accennati, piuttosto che tentare di arginare quelli negativi con la punizione.

Disturbi Sessuali? Risolvili con la (TMI)

ottobre 26, 2011 | Category: News | No Comments

La Terapia Mansionale Integrata è una terapia strategica specifica per i disturbi sessuali, che ha uno scopo ben preciso che viene perseguito con un iter specifico per ogni tipo di disturbo sessuale.
I risultati si ottengono in tempi brevi perchè è un tipo di terapia che agisce su almeno 2 livelli:

  • L’analisi del vissuto emotivo-psicologico legato al disagio sessuale
  • La prescrizione di esercizi comportamentali specifici per ciascun disturbo

E’ una terapia breve (in genere dai 4 ai 12 mesi con sedute settimanali) e si propone alcuni obiettivi principali come:
La ricerca di un’intimità e di una cooperazione di coppia sempre maggiore
L’esposizione graduale  alle emozioni sessuali.
Un’educazione alla sessualità, anche in termini di trasmissione di informazioni basilari di funzionamento.

I principali Disturbi Sessuali Affrontabili con questo tipo di terapia possono essere:

Disturbi del Desiderio Sessuale

(disturbi da desiderio sessuale ipoattivo; disturbi da avversione sessuale)

Disturbi dell’Eccitamento Sessuale

(disturbi dell’eccitamento sessuale femminile; disturbo maschile di erezione)

Disturbi dell’orgasmo (inibizione dell’orgasmo femminile; inibizione dell’orgasmo maschile; eiaculazione precoce)

Disturbi da Dolore Sessuale

(dispareunia; vaginismo)

 

Per ulteriori informazioni o per prenotare un colloquio informativo gratuito, puoi contattarmi ai seguenti recapiti: cell: 328.1295.703

e-mail:  dott.annalaprova@gmail.com

Lezioni di Volo! Per chi non sa di avere le ali o non sa come usarle! Corso di Autostima

ottobre 26, 2011 | Category: News | No Comments

Ciclo di Incontri sul Potenziamento dell’autostima

 

I Incontro – Le nostre emozioni: nemiche/amiche.

Conoscere le emozioni, la propria emozione “preferita” e quella “temuta”,le modalità di espres- sione e di repressione per imparare a gestirle al meglio e imparare a stare con se stessi senza timore…

II Incontro – Pensieri dannosi e pensieri utili

Imparare a riconoscere e disinnescare i pensieri dannosi con cui ci “auto-sabotiamo” e potenziare i pensieri utili per aumentare il benessere e l’autostima.

III Incontro – Parole Parole Parole.

Saper comunicare in modo efficace e convincente, mantenendo un atteggiamento sicuro e po- sitivo nelle relazioni Conoscere gli incastri e i giochi psicologici che si mettono in atto nei rap- porti affettivi per prevenire i “disturbi comunicativi”.

IV Incontro – Impostare il proprio progetto di vita

Decidere cosa si vuole e intraprendere la strada giusta per ottenerlo. Costruire un nuovo progetto di vita a partire dalla consapevolezza emersa.

Il costo di ciascun incontro è di 20 €. E’ possibile partecipare ad uno o più incontri, se si partecipa a tutti gli incontri il costo complessivo è di 75 €.

Per avere più informazioni su questo corso, compila il modulo seguente e sarete contattati entro 48 h

L’Attacco di Panico è il tuo migliore amico

ottobre 26, 2011 | Category: News | No Comments

L’attacco di panico è il tuo miglior amico. Lo ripeto spesso ai miei pazienti che quasi sempre mi guardano sgomenti e si chiedono se non stia scherzando. Poi chiarisco che non sto scherzando e che credo realmente in quello che dico: l’ansia e il panico sono degli amici preziosi perché ci parlano di noi in un modo che noi stessi no n siamo capaci di fare, o meglio: ci parlano di ciò che non vogliamo sapere o non vogliamo vedere, perché temiamo chissà quali conseguenze, ma quando poi decidiamo di ascoltare “il nostro amico panico”, spesso tutto si risolve in una bolla di sapone e ci diciamo “Era questo che non volevo vedere! L’avessi saputo prima! L’avessi ascoltata prima la mia ansia!”.

Vi faccio un esempio:  qualche tempo fa ho visto in terapia una ragazza che mi dice di provare un’ansia incontenibile simile al panico ogni volta che stava per prendere la metro, questo l’aveva costretta a lasciare il lavoro che era raggiungibile soltanto in metro, poiché arrivarvi con mezzi di superficie era improponibile. Ebbene, indagando un po’ più a fondo scoprimmo che andare al lavoro era per lei simbolo di una crescita che in quel momento di vita non si sentiva di affrontare, perché significava assumersi tutta una serie di responsabilità che al momento non si sentiva di prendersi. In quel caso il suo amico panico le aveva permesso di dire un NO che non voleva dire in modo autonomo, perché l’avrebbero presa per matta un po’ tutti  (genitori, amici ecc.).

Un’altra volta un uomo di 40 anni, venne da me in terapia perché gli era venuta una forte crisi d’ansia nel momento in cui si era deciso a fare un concorso che gli avrebbe permesso un’avanzamento di carriera. In questo caso il panico gli permetteva di evitare di affrontare il concorso e di rischiare di non superarlo, cosa che lo avrebbe messo profondamente in crisi con se stesso.

Altre volte il sintomo ci “parla di noi” in una maniera talmente evidente che quando ce ne accorgiamo ci viene quasi da sorridere: una giovane donna di 29 anni, mi raccontava che aveva delle crisi d’ansia quando doveva parlare in pubblico, o meglio quando doveva raccontare qualcosa di personale di fronte a più di 2 persone, come amici,  ecc. Scavando nel suo momento di vita viene fuori che stava per prendere delle decisioni importanti della sua vita ed aveva paura di dirlo ai suoi genitori  … Gli esempi potrebbero essere ancora molti, il sunto è che se impariamo ad ascoltare l’ansia, a non temerla e a chiederle “che cosa mi stai dicendo di me che non voglio vedere?” Scopriamo che è davvero una voce importante di noi e che se invece di reprimerla le diamo un po’ di spazio, può essere l’occasione di un cambiamento e di una crescita importante.

Naturalmente questo amico che ci permette di dire quei no che non vogliamo dire, ci fa pagare un prezzo troppo alto, ed ecco che dobbiamo imparare ad ascoltarlo, per poterci prendere ciò che grazie a lui ci prendiamo, senza il suo “intervento”.

In altre parole, capire cosa l’ansia o il panico vogliono comunicarci, non significa che dobbiamo tenerceli, assolutamente, ma significa comprendere innanzitutto che dietro ogni attacco d’ansia o di panico c’è un motivo, un significato, a volte un tentativo di riportare “ordine” nella nostra vita, un tentativo estremo e chiaramente poco funzionale.

Una volta capito cosa c’è dietro, qual è la funzione del sintomo, diciamo noi psicologi, cioè a cosa ci serve, detto in parole povere, (perchè il sintomo persegue sempre ad uno scopo), allora si può iniziare un percorso di crescita importante, in modo da imparare ad andare verso ciò che vogliamo realmente, senza più spaventarci o aver bisogno di star male.

Quando riusciamo ad ascoltarci e ad accettarci, allora stiamo andando verso il vero cambiamento e paradossalmente, proprio quando il sintomo viene capito e accettato nella sua funzionalità, riusciamo a superarlo e a liberarcene.

Per saperne di più o chiedere un colloquio informativo gratuito, puoi contattarmi ai seguenti recapiti:

 

Anna La Prova

cell: 328.1295703

e-mail: dott.annalaprova@gmail.com