Ansia e Panico

Se sei ancora schiavo dell’Ansia e del Panico, probabilmente ti senti, spaventato, angosciato e preoccupato della possibilità di superare questo problema!

Devi sapere, invece, che è possibile imparare a gestire l’ansia e il panico in tempi brevi con la Terapia Cognitivo-Comportamentale!

 

 

Ogni persona che ho visto nella mi pratica terapeutica, mi ha descritto il suo primo attacco d’ansia come qualcosa di assolutamente terribile e insopportabile, molto spesso qualcosa che è arrivato a sconvolgere la vita all’improvviso, quando fino a quel momento era andato tutto bene. La paura di stare per morire o per impazzire, il desiderio di scappare immediatamente dal luogo in cui ci si trova, il senso di soffocamento o di svenimento, la paura di poter far del male a se stessi o ad altri o di poter diventare ciò che non si è stato sino a quel momento (gay, pedofilo ecc.), la paura che certi pensieri o ossessioni ritornino a “rapire” la propria mente, sono tutti sintomi che hanno un denominatore comune: il timore di perdere il controllo.

Purtroppo questi sintomi sono così spiacevoli e a volte invalidanti, che l’unica cosa che la persona si chiede, in quei momenti, è come fare a far passare tutto nel più breve tempo possibile e questo non fa che aumentare l’ansia stessa, perchè purtroppo è la domanda sbagliata e le domande sbagliate portano fuori strada.

Naturalmente non è facile farsi le domande giuste quando si sta vivendo un vero e proprio attacco di panico, ma riuscirci è l”unico modo per superare il problema. La domanda giusta dovrebbe riguardare·”che cos’è l”ansia e come funziona? perchè ad un certo punto diventa insostenibile, terribile?”poichè l”ansia se ne va se ci facciamo le domande giuste, cerchiamo di capirci qualcosa.

L”ansia è un’emozione che tutti provano ed è un’emozione che ci serve

Innanzitutto è importante capire che l’ansia è un”emozione che tutti sperimentano, la differenza tra chi soffre d’ansia e chi non ne soffre è una sola e cioè che chi ne soffre se ne spaventa, mentre chi non ne soffre, la vive come un’emozione normale

2) Molto spesso l”ansia nasconde un’altra emozione che facciamo fatica a riconoscere o ad accettare

Un altro aspetto fondamentale da tenere presente è che quasi sempre l’ansia copre un’altra emozione che non siamo in grado di decifrare, o perchè non siamo stati abituati ad ascoltarla (perchè spesso da bambini ci è stato detto che era disdicevole provarla, o addirittura pericoloso!), oppure semplicemente riteniamo che non sia adeguata a quella situazione, a quel momento.

Immaginate ad esempio che un bambino tutte le volte che esprime la sua rabbia, urlando o rompendo qualcosa, sua madre o una delle sue figure significative, si spaventi (dicendogli che non ci si arrabbia) oppure si arrabbi ancora di più, umiliandolo e dicendogli che è un bambino cattivo, facendogli così capire che proprio non è gradito che lui si arrabbi. Pian piano, quel bambino comincerà  a reprimere l”emozione che intuisce non essere gradita, in modo da accontentare quello “specifico” genitore. Il problema è che se anche reprimiamo un”emozione, cmq la proviamo. Eh si: le emozioni sono qualcosa che non possiamo decidere di provare o meno, tutt’al più possiamo decidere di gestirle, ma sicuramente non di non provarle.

Ecco che quando sarà grande, il nostro bambino, si troverà  a sperimentare un vissuto di disagio tutte le volte che sentirà affiorare l’emozione con cui ha avuto poco a che fare, perchè ha imparato a reprimerla, molto probabilmente si spaventerà di ciò che sta provando, poichè la percepirà  o come inadeguata al contesto (non si deve provare!), oppure non riuscirà  proprio a riconoscerla (“Oddio, perchè mi batte il cuore e mi tremano le mani?”) col risultato di sentirsi strano, malato.

3) La non accettazione di determinate emozioni e il circolo vizioso della Paura della Paura

Vi svelerò una cosa: non ci sono emozioni adeguate ad una situazione ed emozioni inadeguate, le emozioni sono irrazionali, non le decidiamo, non le scegliamo, le proviamo e basta e non seguono i canoni dell’intelletto, per cui ciò che a noi può sembrare fuori luogo, per il nostro cuore non lo è, e se noi riteniamo che ciò che stiamo provando è inadatto, molto probabilmente ce ne spaventeremo ed ecco che entreremo nel circolo vizioso dell’ansia, chiamato il circolo della “Paura della Paura”, ossia probabilmente cominceremo ad avere una paura terribile che l”episodio d’ansia possa verificarsi ancora e magari eviteremo quelle situazioni in cui temiamo che con più probabilità  l”ansia possa ripresentarsi, con il risultato di “confermare” al nostro organismo che c’è¨ proprio da spaventarsi e l’ illusione di un pericolo enorme e ingestibile si rinforza, riavviando il circolo vizioso. Naturalmente questo è solo uno degli aspetti che possono portare a vivere un disturbo d”ansia, ci sono poi da analizzare eventuali credenze irrazionali, cioè rigide e disfunzionali, eventuali implicazioni relazionali del sintomo e tanto altro, ma il riconoscimento e l”accettazione delle emergenze emotive è sicuramente uno degli aspetti centrali, su cui focalizzare la terapia.

Cosa fare?

La terapia cognitivo-comportamentale è annoverata tra le tecniche psicoterapeutiche·più risolutive per affrontare il disturbo d’ansia e di panico. E’ un tipo di terapia che allena il paziente a guardarsi in modo sempre più automatico e più autonomo, prima, durante e dopo le crisi, così da riuscire a prevenire, anticipare e gestire l’attacco d’ansia inquadrandolo nel momento di vita vissuto e identificando i pensieri disfunzionali che lo scatenano.

Cosa devo fare?

La terapia cognitivo-comportamentale è stata identificata da numerosi studi come specifica per i disturbi d’ansia. La terapia consiste nell’identificare le cause specifiche che hanno generato il disturbo e nel suggerire delle strategie di fronteggiamento e gestione del disturbo stesso.

Quanto dura?

La durata di una psicoterapia dipende da molti fattori: la disponibilità  del paziente a fare i compiti di auto-osservazione, la frequenza/assenza delle sedute, eventuali resistenze o traumi che possono emergere. La durata media, in genere va da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 2 anni, in media 6 mesi – 1 anno

Quanto costa?

Il costo della terapia viene in genere adeguato alla persona e alle sue possibilità , poichè anche questo aspetto fa parte della terapia stessa. Il costo della seduta non deve essere troppo oneroso, ma nemmeno irrisorio, poichè la persona deve impegnarsi nella terapia stessa con i compiti di auto-osservazione e gli esercizi e se il costo è troppo basso il rischio è che non lo faccia per niente,  soprattutto quando viene invitata ad osservare aspetti di sè spiacevoli.  Allo stesso modo se il costo è troppo alto, la persona non si sente motivata ad iniziare il percorso.

Mi spaventa l”idea di diventare dipendente dalla terapia o dal terapeuta

E’ un timore comune e anche comprensibile, figlio di un’idea dello psicologo come di uno stregone che possa a suo piacimento “piegare” la volontà  del paziente. La realtà  è molto diversa: prima di tutto perchè la persona può decidere in qualsiasi momento di interrompere la terapia, ma soprattutto perchè è anche interesse del terapeuta che la terapia si svolga in maniera efficace e veloce, più velocemente possibile, in modo che il paziente/cliente sia soddisfatto.

Ti assicuro che non è mai piacevole per un terapeuta avere una persona 10 anni in terapia! Come dico sempre ai miei pazienti, il vero scopo di ogni terapia dovrebbe essere che il paziente impari a fare a meno del terapeuta e quando ciò avviene in tempi brevi è una soddisfazione enorme ed è il momento in cui io personalmente mi sento ripagata di anni e anni di studio, lavoro, impegno!

In genere propongo un primo colloquio informativo gratuito e senza impegno, poichè credo che prima di decidere se è il caso o meno di iniziare una psicoterapia la persona deve rendersi bene conto di cosa si tratta, e il terapeuta deve valutare se ci sono le condizioni e la motivazione sufficiente .

Per saperne di più o chiedere un colloquio informativo gratuito puoi contattarmi ai seguenti recapiti: